Dal 1998 Barbara Ferro frequenta i corsi della Scuola di Iconografia dell’Abbazia di Maguzzano (BS), sotto la guida di Enrico Bertaboni e Giovanni Mezzalira. Da allora, l’arte dell’icona è diventata per lei non solo una pratica artistica, ma un cammino di ricerca spirituale e interiore che accompagna tutta la sua produzione.
Nelle icone di Barbara Ferro si avverte la forza di una tradizione millenaria e, al tempo stesso, la delicatezza di un gesto personale che rinnova costantemente il dialogo tra fede e bellezza. L’icona, immagine sacra (eikon in greco), è fin dalle origini molto più di una raffigurazione: è luogo di presenza, ponte tra umano e divino, visibile e invisibile. Nata nei primi secoli del cristianesimo e nutrita dalle culture mediterranee e orientali, attraversa epoche di splendore e persecuzione per giungere fino a noi intatta nella sua potenza simbolica.
Quando Barbara “scrive” un’icona — secondo il linguaggio proprio di questa tradizione — non si limita a ripetere un gesto tecnico. Ogni fase, dalla preparazione della tavola di legno alla doratura in oro zecchino, dalla paziente stesura delle velature di colore fino alla verniciatura finale, è vissuta come un atto meditativo. È in questo intreccio di artigianalità meticolosa e silenziosa preghiera che si radica l’unicità del suo lavoro.
Le sue icone, pur fedeli alla disciplina antica, non appaiono mai come copie del passato. Sono opere vive, capaci di restituire al nostro tempo il senso profondo di un’arte che non rappresenta semplicemente il volto di Cristo o dei santi, ma li rende presenti, vicini, tangibili. Ogni dettaglio è carico di significato, nulla è lasciato al caso: la luce, i colori, i segni concorrono a creare uno spazio di contemplazione che invita lo spettatore a varcare una soglia, ad abitare un “altrove”.
In questo modo, Barbara Ferro rinnova e custodisce un patrimonio antico, trasformandolo in esperienza personale e contemporanea. Le sue icone non sono soltanto oggetti da ammirare, ma luoghi in cui sostare, lasciandosi guidare in un incontro che è insieme estetico e spirituale.
La tecnica iconografica
La realizzazione di un’icona è un processo lento e meticoloso, che unisce competenza artigianale, simbolismo e dimensione spirituale. Ogni passaggio ha un valore preciso e contribuisce a rendere l’opera un luogo sacro, non una semplice immagine.
Si parte dalla preparazione della tavola, generalmente in tiglio o in pioppo, tagliata in senso trasversale e gessata sul lato opposto al midollo del tronco. Su questo fondo levigato viene riportato a matita il disegno dell’immagine. Segue la fase della doratura: il fondo viene rivestito con sottilissime lamine di oro a decalco (23,8 kt), che donano luce e sacralità alla composizione.
La pittura è realizzata secondo l’antica tecnica a tempera all’uovo: il tuorlo, accuratamente lavato, viene emulsionato con vino bianco e mescolato ai pigmenti naturali. I colori vengono stesi a velature successive, richiedendo numerosi passaggi e lunghi tempi di asciugatura. In questo modo le campiture si arricchiscono di profondità e trasparenza, creando un effetto di luminosità che non si esaurisce mai in una sola superficie.
Una volta completate le campiture, si procede al lavoro di dettaglio: si tracciano le linee grafiche, si modellano le ombre e infine si posano le luci, che danno vita e intensità alle figure. Ogni tratto è pensato, meditato, portatore di significato.
A protezione dell’opera si applica infine la vernice detta olifa, a base di olio di lino e sali di cobalto. Questa sostanza, oltre ad accelerare l’essiccazione, garantisce la conservazione dell’icona per lunghissimo tempo.
La scelta di materiali semplici e naturali — legno, oro, pigmenti minerali, tuorlo d’uovo — è coerente con l’essenza stessa dell’icona: l’artista non ne è l’artefice ultimo, ma il tramite. La materia diventa così veicolo del divino, e l’opera compiuta restituisce la bellezza come riflesso di un mistero che non appartiene solo all’uomo.





Essendo l’iconografo un tramite tra cielo e terra, prima di iniziare l’opera recita la preghiera:
“Divino Maestro, fervido artefice di tutto il creato, illumina lo sguardo del tuo servitore, custodisci il suo cuore, reggi e governa la sua mano, affinché, degnamente, possa rappresentare la Tua immagine, per la gloria, la gioia e la bellezza della Tua Santa Chiesa.”