Faccette

Faccette (2025): Scultura bifronte.

L’opera, alta 70 cm e larga 40 cm, con basamento in marmo verde Guatemala (15 × 33 cm), è composta da marmi policromi, vetro e metallo. Si tratta di una scultura nata dall’unione di due pannelli a intarsio sovrapposti, così da assumere una forma tridimensionale: ogni lato rivela un volto diverso, dando vita a un essere bifronte.
Questa creazione rappresenta un’evoluzione significativa rispetto alle prime Figurine realizzate qualche anno fa dall’artista. In quelle opere, infatti, i volti erano visibili su entrambi i lati ma speculari, concepiti per essere appesi e osservati solo da un lato alla volta. In questa nuova scultura, invece, il limite della bidimensionalità è superato: l’intarsio si erge nello spazio, acquisendo autonomia e presenza scultorea.

Un aspetto distintivo del lavoro di Barbara Ferro è proprio la sua modalità di intendere l’intarsio: non come giustapposizione di tasselli piatti, ma come costruzione di superfici modellate. L’artista plasma spesso marmi tridimensionali, smussati e sporgenti, che prefigurano già la scultura. Quest’opera rappresenta dunque il naturale approdo di una ricerca che tende a superare i confini del mosaico tradizionale per sfociare nella plasticità.

Qui i due volti non sono più duplicati speculari, ma hanno due personalità diverse, due espressioni che si completano e si contrappongono allo stesso tempo. L’opera, nella sua doppiezza, suggerisce una riflessione sulla natura dell’essere umano, fatto di luci e ombre, di maschere e di identità multiple. L’essere bifronte diventa metafora della complessità interiore, del dialogo costante fra alterità e unità.

Come nota l’artista stessa, anche il progetto grafico dedicato al Sorriso ha avuto un’influenza in questa direzione: la ricerca sul volto, sulle espressioni e sulla loro capacità di trasformarsi nello spazio, si traduce qui in materia viva.